"Through the Black Mirror"

I dipinti “dark” di Monica Vaccari sono caratterizzati da un incontro tra il movimento e la sovrapposizione in cui il rallentamento di velocità,  particolarità dei precedenti lavori, lascia spazio alla compresenza di due mondi geograficamente distanti, eppure in intima sintonia. Qui l’autrice gioca con luci e colori mischiando spazio e tempo in un risultato chiaro e percettibile alla sensibilità dello spettatore, il quale assiste all’espressione di un attimo in cui tutto è uno e l’uno è il tutto. Sono opere quasi sonore dove tutto è così reale ma e’ privato di ogni contesto di riconoscibilità di modo che il quadro diventi immagine di un luogo non riconoscibile eppure prossimo a noi, alla nostra memoria o all'immaginario da cui attingiamo per rispecchiarci “altrove”.

13.06.2018

Ilaria Simpliciano

 "Different Voices"

Le immagini dei suoi innumerevoli viaggi, dei paesaggi urbani e della vivacità dei luoghi visitati sono rimasti fortemente impressi nell'autrice che ne rintraccia il riverbero della memoria sulla tela. I suoi quadri sono fondamentalmente una rappresentazione pittorica delle foto scattate in questo peregrinare dell'anima. Sono opere pittoriche quasi sonore: possiamo sentir e il traffico di qualche città orientale, lo scampanellio delle biciclette, possiamo quasi percepirne gli odori. Tutto è così reale poiché l'artista nella trasposizione tra foto e quadro, priva la prima di ogni contesto di riconoscibilità di modo che il quadro diventi immagine di un luogo non riconoscibile eppure prossimo a noi, alla nostra memoria o all'immaginario da cui attingiamo per approdare “altrove”.

 

01.07.17

Barbara Codogno

 "Evanescenti visioni metropolitane"

Impressioni nate come istantanee fuggenti nel caos cittadino, rivelazioni improvvise dello scorrere del tempo, del fluire delle cose, in un moto incessante, perpetuo, davanti ai nostri occhi. Giusto l’intervallo necessario a fissarne nella mente la comprensione, percepirne l’immagine attraverso la rètina per vederla poi dissolversi nell’attimo successivo, svanire per sempre all’orizzonte, inghiottita dai riflessi del sole sulla carrozzeria brillante di un mezzo in corsa.

Tutto questo è negli ultimi lavori della pittrice Monica Vaccari, “colori in movimento”, che testimonia della sempre prediletta attenzione per il colore, nel trattamento come nell’uso di tonalità forti, ricorrenti, negli accostamenti audaci come nei contrasti, comunque mediati dalla luce.  E’ una luce che nasce dal colore e ad esso appare sovrapporsi, generando campi luminosi che descrivono e insieme destrutturano, vanificano identificandoli, persone e oggetti.

Non c’è molto tempo per riflettere, soffermarsi a considerare la scena davanti a sé: il futuro è già qui, presente, il cambiamento è ora, la trasformazione è in atto, prima ancora che si abbia la possibilità di prevederne le conseguenze. Non più prospettiva intuibile di là da venire quindi, ma effettiva contemporaneità.

La pittura di Monica Vaccari si spinge quindi verso il dissolvimento dei contorni, per tramite della sperimentazione fotografica diretta, o degli interventi in digitale, operazione guidata dalla visione creativa dell’artista che mette in opera una volontà di andare oltre la rappresentazione per arrivare all’essenza: sintetizzare grazie allo sdoppiamento dell’immagine, alla sua perdita di definizione.

Risoluzione che non pregiudica il riconoscimento, ma aggiunge spunti di riflessione per chi osserva, così come suggerisce interrogativi in merito alla ricerca dell’identità nel mondo odierno.

E’ una società che non concede tregua, quella in cui viviamo: costretti da molteplici pressioni disperdiamo quasi inconsapevolmente la nostra natura più vera, ma è in quelle pause di luce, fra impalpabili evanescenze, che possiamo, soffermandovici, veramente riconoscerci.

L’attenzione della pittrice di tanto in tanto focalizza sui particolari: sempre presente la sua cura per i dettagli, che ritroviamo in questi paesaggi urbani però cambiata di segno, ed in una prospettiva non soltanto estetica, ma qualificativa: quasi un voler mettere dei punti fermi, fissare degli appigli, addensare concentrazioni di consapevolezza, lì dove tutto è ritmo, corsa, trasformazione.

Il senso del tempo appunto, è di rilevante importanza in questi lavori, il suo trascorrere e la metamorfosi che produce, pari al fremito stesso delle cose e delle creature viventi, ma in una direzione inversa, non più spontanea quanto meccanizzata, tecnologica, postmoderna.

Questa frenesia del vivere non pregiudica però l’entusiasmo, quel velo sottile ma sensibile di brio e passione, - come le velature leggere di cui l’artista riveste le sue tele - caratteristica che ben si sposa alla ricca gamma cromatica e alla ricerca della misura e dell’equilibrio nella composizione.

In essa, sebbene i soggetti si disgreghino disperdendosi nel loro inesauribile incedere, ogni cosa appare dirigersi verso il suo fine ultimo, un naturale perseguimento dell’armonia.    

  

 28.01.17                      

Maria Palladino

 “La bellezza si rivela nei dettagli”

 

La poesia è ovunque intorno a noi, nelle cose che ci circondano ogni giorno e a cui raramente prestiamo attenzione, soffermandoci fuggevolmente sull'insieme, per poi passare oltre.

E' questo che sembra vogliano farci notare le opere di Monica Vaccari: esse paiono non nascere mai casualmente, ma originarsi come frutto di un “momento di visione”, una riflessione che svela nuove prospettive mai esplorate prima, lasciandoci intuire che il bello, molto spesso, si trova già insito in potenza all'interno delle nostre facoltà interpretative.

Grande importanza in questi lavori assume la luce: vi sono riflessi che valorizzano le qualità cromatiche, o bagliori improvvisi illuminanti particolari altrimenti trascurabili, ma anche un certo evidente baluginio negli sguardi, il quale suggerisce le profondità insondabili dell'animo umano e denota il carattere.

Assistiamo dunque qui a un perpetuo scambio fra luce e colore, entrambi protagonisti, e la forma appare quasi costituire il risultato del loro ripetuto incontrarsi.

Le sfumature evidenziano gli oggetti, e la luminosità li esalta, dando vita a frammenti dal sapore pop appena accennato, che produce la loro abituale presenza nel quotidiano, mentre il realismo ricercato sottende innovative possibilità di figurazione, in cui la personalità dell'artista lascia traccia di sé attraverso il suo sguardo.

Questo ricopre di una sorta di “velo” impalpabile tutto ciò che “tocca” e diffonde un vago chiarore che sottrae concretezza ed aggiunge qualcosa dell'ineffabile leggerezza dei sogni.

I quadri di Monica Vaccari creano “ambienti vivibili”, e sembrano effettivamente essere fatti per adattarsi ad essi, sfondando idealmente lo spazio intorno per dare vita a luoghi mentali in cui le coordinate reali dell'essere lasciano andare il presente per concedersi esistenza, in uno stato di quiete voluta e ricercata negli spiragli della consuetudine.

E' un continuo spostarsi dell'attenzione, dal generale al particolare e viceversa.

I tagli divengono scorci mai precedentemente considerati, e la fotografia che ne è alla base rappresenta il primo manifestarsi dell'idea.

La bellezza si palesa in attimi inconsapevoli, fuggevoli occasioni irripetibili in cui la grazia prende vita: in un filo d'erba, nelle pieghe di un tessuto, nella luminescenza serica dei capelli al sole, negli occhi incantati dei ragazzi.

La bellezza è dappertutto, soprattutto nelle cose semplici, e l'artista sembra voler farcelo notare restringendo il campo del suo obbiettivo e ingrandendo le dimensioni dei soggetti, richiamando senso in cose a cui non avevamo mai fatto caso fino a ora.

Le immagini riempiono tutto intorno, e ci esortano ad “entrarvi” e a soffermarvici piacevolmente assorti.

La pittura è a quanto pare un esercizio di meditazione, la sospensione del pensiero che esclude il mondo circostante focalizzandovisi, lì dove spazio e tempo si annullano, per riuscire a vedere il sublime che ci attornia, stimolandoci a prenderne coscienza e a prestarvi interesse, immergendoci in esso.

 

Maria Palladino

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